Sisma a L’Aquila, intercettazioni choc su appalti: “Una botta di culo”

Il Fatto Quotidiano e le rivelazioni vergognose sull'appropriazione d'appalti
Il Fatto Quotidiano e le rivelazioni vergognose sull’appropriazione d’appalti

L’Aquila. “Le possibilità saranno miliardarie“: a circa 18 mesi dal terremoto che scosse non solo il capoluogo abruzzese, ma anche la coscienza dell’intera popolazione Italia, sono state queste le parole con cui l’assessore di allora, Ermanno Lisi, e l’architetto Pio Ciccone concordarono di accaparrarsi gli appalti della ricostruzione degli edifici distrutti dal sisma del 2010. A farsi avanti, divulgando le intercettazioni di quel 30 novembre, è Il Fatto Quotidiano, dal quale abbiamo estratto le dichiarazioni che state per leggere.

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– “Tu ancora non te ne stai a rende’ conto, ma L’Aquila si è aperta. Da fessi farsi scappare ‘ste opere”, esordì Lisi, riferendosi alle opere di ricostruzione che avrebbero presto seguito il soccorso dei 70.000 sfollati che il sisma aveva prodotto, “Io sto a cerca’ di prendere ‘ste 160 case, se non lo pigli mo’ non lo pigli più, questo è l’ultimo passaggio di vita, dopo ‘sta botta, hai finito, o le pigli mo’…”

– “O gli pigli mo’ o non gli pigli più”, continuò per lui, l’architetto Ciccone.

– “Esatto”, affermò Lisi. “Abbiamo avuto il culo di…”

– “Del terremoto!”, rispose Ciccone.

– “Il culo”, confermò l’ex-assessore, “che, in questo frangente, con tutte ‘ste opere che ci stanno, tu ci stai pure in mezzo, allora, farsele scappa’ mo’ è da fessi… è l’ultima battuta della vita… o te fai gli soldi mo’…”

– “O hai finito”, concluse l’architetto.

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I 305 morti che il terremoto aveva causato erano stati, per loro due e per molti altri che furono coinvolti nelle operazioni illegali d’appropriazione degli appalti, soltanto un’occasione per guadagnare di più. Il rischio che tutto venisse a galla neanche aveva spaventato Lisi e Ciccone: “Tengo paura, però fino ad un certo punto”, aveva rassicurato l’assessore al suo complice, “lo sai perché? Perché sto con la sinistra e bene o male, penso che la magistratura c’ha grossi interessi a smuove’.” Anche dietro la lottizzazione ci sarebbero stati dei piani ben precisi e privi di scrupoli: Lisi, come spiega il Fatto Quotidiano, aveva intenzione di lottizzare immediatamente i terreni, perché, in caso di esproprio, questi avrebbero aumentato il proprio valore, ma il commissario Adriano Goio aveva avvisato l’assessore che L’Aquila anzitutto necessitava la realizzazione di un invaso per contenere le acque delle alluvioni, alle quali il territorio del capoluogo abruzzese rischiava un’imminente ed ingente esposizione. Tuttavia, dalle intercettazioni è parso chiaro che Lisi non aveva alcuna intenzione di seguire i piani per la tutela del territorio, anzi: “Io mo’ non posso entrare per il conflitto d’interessi, però me ne può frega’ di meno, perché devo salvaguarda’, tanto non è la mia la terra, è di mio fratello. Che cazzo me ne frega? Però salvaguardo. Un diritto di tanta gente, in silenzio, e salviamo anche le altre terre, perché se riusciamo a fare la lottizzazione e farcela approva’ domani mattina, mettiamo i capannoni, mettiamo… o, quantomeno, se ci hanno approvato la lottizzazione poi mi devono pagare la terra lottizzata: adesso mi sta a veni’ questa idea.” Certo: ormai, questo tipo di magheggi non dovrebbero più stupirci, eppure avere davanti agli occhi parole di tale disprezzo fa sempre un certo effetto. Soprattutto se ne è valsa la vita di decine di migliaia di persone.