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Nigeria, al via la campagna social per le ragazze rapite da Boko Haram

 

 

La giovane Malala è una delle testimonial della campagna social a favore delle studentesse rapite in Nigeria

 

Nigeria – Si chiama #BringBackOurGirls la campagna “social” promossa dai leader delle principali potenze mondiali, nonchè dalle più importanti associazioni umanitarie. L’ iniziativa, che tenta di porre l’ attenzione globale sulla drammatica situazione delle duecento giovani studentesse rapite in Nigeria dall’ estremista Boko Haram, vanta testimonial d’ eccezione: la First Lady americana Michelle Obama, la star di Hollywood Anne Hathaway e la studentessa “simbolo” della lotta all’ estremismo islamico Malala sono solo alcune delle “celebrità” che hanno sposato la nobile causa portata avanti da Ramaa Mosley. Mosley è una delle persone che ha posto all’ attenzione di tutto il mondo sulla terribile vicenda che vede protagoniste delle giovani innocenti, vittime della grettezza mentale e della crudeltà di un gruppo di facinorosi,facenti parte della setta fondamentalista Boko Haram.

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LA RABBIA DELLE MADRI. Era il 14 aprile scorso quando, nella scuola di Chibok in Nigeria, duecento liceali piene di vita e con un brillante futuro dinnanzi a loro venivano rapite dai seguaci di Boko Haram, senza che nessuno muovesse un solo dito per impedirlo. Nella giornata di ieri le madri delle “vittime” si sono date appuntamento sul luogo del rapimento per esprimere tutto il loro dolore, mixato ad una comprensibile rabbia per l’ inefficienza mostrata dal Presidente nigeriano Goodluck Johnathan. L’ uomo, a detta non solo delle madri, ma dell’ intera opinione pubblica, non avrebbe fatto abbastanza per impedire la diffusione del terrorismo in Nigeria. L’ ascesa di Boko Haram sarebbe stata inarrestabile, sino a sfociare nel rapimento delle giovani studentesse, evento che ha calamitato l’ attenzione dell’ ONU e dell’ Occidente su quella Nazione, da sempre flagellata dalla piaga del fondamentalismo.

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“LIBERATELE!”. Nonostante gli “inviti” da parte di Europa, Stati Uniti e persino dallo stesso mondo islamico di lasciare andare le ragazze, il leader di Boko Haram ha minacciato di vendere le liceali ai mercanti del sesso in Ciad. A questa provocazione, sono seguiti degli attentati sanguinari al confine con il Camerun: gli integralisti avrebbero ucciso circa trecento persone. La risposta del “mondo civilizzato”, però, non si è fatta attendere.

Sfruttando il potere di persuasione e di diffusione dei social media, la campagna  #BringBackOurGirls sta ottenendo sempre maggiori consensi. Cittadini di ogni età, razza e religione hanno aderito all’ iniziativa promossa su Facebook e Twitter, postando le proprie immagini, accompagnate dall’ inconfondibile slogan della campagna. Il selfie, per una volta, viene messo a disposizione di una valida causa. A dare man forte alla campagna arrivano le parole, forti e piene di sdegno, dell’ Ambasciatrice di Buona Volontà dell’ ONU Angelina Jolie.

“Sono assolutamente disgustata – ha dichiarato la Jolie, senza perdersi in inutili preamboli. – Penso a come quelle giovani debbano sentirsi in questo momento, mentre vengono terrorizzate, abusate e vendute”.  L’ attrice non ricorre a mezze parole quando parla dei seguaci di Boko Haram, sentenziando: “Questi individui non solo ritengono che le ragazze non debbano avere una formazione, cosa che è assolutamente sbagliata e terribile (l’educazione è un loro diritto e la cosa più bella, la cosa più importante per le giovani ragazze), ma addirittura le considerano come oggetti da violare. Se il mondo non fa nulla questo episodio diventerà un orribile precedente”. La speranza, sempre più concreta, è che l’ appello di Angelina Jolie, di Malala e di tutti coloro che hanno partecipato a favore delle studentesse rapite in Nigeria non cada nel dimenticatoio. Sarebbe il migliore regalo che le madri-coraggio di queste ragazze potrebbero ricevere per la Festa della Mamma.