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Consulenze nella Pa. Renzi taglia, ma si spendono ancora 1,1 miliardi

Nell’anno appena trascorso si sono spesi 825 milioni per consulenze nella pubblica amministrazione, più altri 239 milioni di incarichi ai dipendenti, soprattutto ai dirigenti. In tutto 1,05 miliardi. Una enormità, ma in calo di 600 milioni rispetto all’anno precedente grazie agli interventi di spending review messi a punto dai governi precedenti a quello attuale. In un anno ci sono stati 31mila consulenti in meno, ma ancora c’è tanto da fare perché ci sono  138mila dipendenti con incarichi e relativi compensi che si assommano alla retribuzione e e 157mila consulenti. Con scuola e sanità che continuano a fare la parte del leone e che insieme cumulano oltre 300 milioni di consulenze, poi l’universo di enti locali e regioni che sommano altri 280 milioni. Ma anche le università con 105 milioni fanno la loro parte, mentre i ministeri si sono fermati un anno fa a 28 milioni.

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Il Governo Renzi dovrà continuare su questa strada perché  tra incarichi e consulenze continuano a essere staccati assegni a nove zeri, chissà se sempre e quanto utili per i servizi della Pa, chissà quanto davvero sempre ben spesi. Nel tagliare la torta occorre considerare che ben 565 milioni di tutti gli 825 milioni di compensi erogati per consulenze vengono da tre grandi capitoli di spesa: servizio sanitario nazionale (223 milioni), regioni ed enti locali (272 milioni) e scuola (71 milioni). Fa riflettere il fatto che   i comuni da soli, nel 2011, assegnavano per consulenze 579 milioni. Il top in assoluto. Con la sanità “gallina che poteva vantare al suo attivo più consulenze di alto valore (oltre 15mila euro).

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Negli anni passati le consulenze pubbliche sono state uno strumento per creare reti clientelari. Assegnate in base a criteri discrezionale dal potere politico esse non sono servite a migliorare il servizio a favore dei cittadini, ma hanno permesso al politicante di turno di premiare questo o quel faccendiere, il quale si è impegnato a cercare voti durante le varie tornate elettorali. L’ideale sarebbe eliminarle del tutto, o, utilizzarle solo quando all’interno della pubblica amministrazioni non si riuscissero a trovare competenze sufficienti per risolvere la concreta problematica, che si fossero venute a creare.