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“Il marcio di Roma”. L’inchiesta che ha sconvolto il Paese

Il Marcio di Roma – Un  marciume infinito con la politica dell’amministrazione capitolina ridotta a malaffare, inquinata da un sottobosco spaventoso di faccendieri che di fatto la pilotavano tenendo a libro paga uomini politici, amministratori e imprenditori: questo è  emerso dalle perquisizioni fatte all’alba del due dicembre con 37 arresti,  39 indagati e sequestri per 204 milioni di euro. Il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, ha dichiarato in una conferenza stampa, che esisteva una vera e propria cupola mafiosa che ruotava intorno alla figura di Massimo Carminati, detto “er cecato” ,considerato il capo,  con un passato di criminale della famosa banda della Magliana. A cascata vi era un numero elevato di funzionari pubblici a libro paga, con un passato di militanza nell’estrema destra tra cui: Riccardo Burgia (braccio militare ed estremista di destra), Salvatore Buzzi (consorzio Enriches 29, considerato il braccio imprenditoriale), Fabrizio Franco Testa (manger considerato la testa di ponte con la politica e le istituzioni), Franco Panzironi (ex amministratore delegato Ama, azienda di nettezza urbana), Carlo Pucci (ex dirigente Ente Eur), Riccardo Mancini (ex presidente Eur spa) ed altre figure minori a cui erano affidati compiti specifici che andavano dal recupero crediti al riciclatore di soldi sporchi. Il referente politico di questa bella compagnia era l’ex sindaco Gianni Alemanno con un passato nelle file dell’estrema destra che s’è autosospeso dall’organizzazione politica Fratelli d’Italia.

Partiamo, pure dal presupposto della presunzione d’innocenza per tutti coloro che si trovano coinvolti in questa d’inchiesta, ma ciò che sta emergendo ha dell’incredibile e sollecita a ragionamenti molto seri che dovrebbero costringere i nostri policy makers ad adottare provvedimenti rapidi e profondi capaci d’espellere queste metastasi dal corpo sano della politica e dall’amministrazione pubblica del nostro paese. Una inchiesta che appare ancora più vergognosa e dirompente in questo momento di crisi economica e sociale e sicuramente contribuira’ a demolire quello che rimane della scarsissima credibilità di cui gode nel paese, l’attività politica e amministrativa. La cosa sorprendente è che tutto ciò è avvenuto in una capitale in perenne rischio di default economico, costretta a far emanare provvedimenti urgenti dal governo per far stanziare risorse in grado di consentire il funzionamento minimo dei servizi sociali. In realtà si è scoperto che il fiume di denaro che scorreva nella capitale, veniva intercettato da una ben organizzata cricca criminale che attraverso minacce e corruzioni, si accaparrava gran parte delle risorse pubbliche. Sorprendenti sono le intercettazioni in cui questi criminali, discutevano tra loro, di quanti soldi stavano facendo con gli zingari e le risorse destinate all’immigrazione. Più della droga. È stato ritrovato un libro in cui erano dettagliati i nomi di politici e amministratori con a fianco le cifre versate mensilmente dalla cricca. Un elenco sorprendente.

Quello che non si riesce a capire come sia possibile che la politica possa essere abitata da personaggi così inquietanti, dal passato spaventoso e come mai nessuno si accorga dell’influenza e del potere che esercitano. Possibile che nessuno si sia accorto di come funzionassero veramente le cose a Roma? Dov’erano i ipolitici e  gli amministratori dell’opposizione mentre accadeva tutto questo. Come mai è dovuta intervenire la magistratura per porre fine a questo incredibile sistema di corruzionere e malaffare? Se esisteva una rete di faccendieri che teneva a libro paga uomini chiave dell’amministrazione, evidentemente non esiste nel settore pubblico, un sistema di controlli tale che possa scattare per impedire il verificarsi di fenomeni di corruzione criminale. Il sistema dovrebbe essere dotato di anticorpi istituzionale che dovrebbero attivarsi al minimo segno di anomalia amministrativa.  Esistono, invece molti spazi nelle maglie larghe della pubblica amministrazione, che consentono l’infiltrazione del malaffare e della corruzione. A Roma (non dimentichiamo che stiamo parlando della capitale del nostro Paese), si era creata una rete organizzata e compatta di loschi e oscuri personaggi, che di fatto, avevano realizzato un governo parallelo della città con il solo obiettivo di distorcere l’attività amministrativa ai fini d’arricchimento privato, illecito e malavitoso. Il tutto esercitato attraverso un sistema ben congegnato di tangenti, estorsioni e minacce. Anche nel caso dell’Expo e dello scandalo del Mose il sottobosco di faccendieri che pilotavano e di fatto faceva assegnare, tramite tangenti e favori, gli appalti più lucrosi, era composto di persone dal passato losco e criminale, sottoposte, nel passato, a condanne e inchieste della magistratura. Il nostro sistema pubblico non dispone degli anticorpi capaci d’espellere gli agenti patogeni che lo fanno e lo tengono ammalato facendoci precipitare nella classifica dei paesi più corrotti del pianeta.

I primi provvedimenti d’adottare riguardano il sistema di reclutamento del personale politico e amministrativo che dovrebbe avvenire attraverso la verifica della storia e delle competenze personali, tramite comitati di salute pubblica composti da persone di specchiata onestà e capacità, non legate da nessuna appartenenza politica o sociale. Credo che nel nostro paese si possano reclutare uomini e donne che abbiano i requisiti e le capacità per occupare i ruoli che dovranno gestire il denaro pubblico, quello di tutti gli italiani. I provvedimenti che hanno preso alcuni partiti per cui non si mettono in lista persone con un passato dubbio e inchieste in corso, sia un primo passo in questa direzione. I partiti politici (almeno una grossa parte di essi) che hanno da sempre rappresentato il canale di selezione della classe dirigente, non sono stati e non lo sono tuttora, capaci di selezionare in maniera adeguata chi dovrà dirigere la macchina pubblica. Per cui, questo delicato compito, dovrà essere affidato ad organismi esterni che dovranno valutare chi si propone per la guida della macchina pubblica. Poi, adottare l’anagrafe degli eletti accessibile a tutti i cittadini, in cui dovranno essere riportati tutti i dati economici e sociali di politici e amministratori. Una deroga alla legge della privacy per avere il massimo di trasparenza e pubblicità sui patrimoni e guadagni di cui si mette in politica. L’aspetto finale di questo ennesimo scandalo del malaffare (che non sarà l’ultimo perché questo tipo di cricche sono presenti in moltissimi gangli dell’Amministrazione italiana), riguarda il sistema di valori che l’attuale neoliberismo finanziario e capitalistico, sparge a piene mani: fai più soldi che puoi anche a scapito delle persone più deboli, l’egoismo è la spinta fondamentale dell’attività economica, usa tutti gli strumenti che puoi anche a scapito del benessere collettivo e della vita della tua comunità.

La corruzione è un tratto dominante del sistema Italia: ci costa quasi 70 miliardi l’anno, più di decine di manovre economiche, ma non si riesce ad estirpare. I modo sono due: la prevenzione, con l’emanazione di provvedimenti legislativi che sanzionino pesantemente i fatti corruttivi ,con la reintroduzione del reato di falso in bilancio, della modifica, dei tempi della prescrizione e l’introduzione del reato di autoriciclaggio, con l’istituzione dell’anagrafe degli eletti affiancata da specifici comitati di salute pubblica con compiti di vigilanza e selezione della classe dirigente politica e amministrativa, e poi con la repressione attraverso il potenziamento di tutti gli organi di controllo che siano messi in grado di avere risorse e strumenti per indagare, controllare e sanzionare pesantemente ogni reato fatto contro la collettività.

Tutto questo in un contesto in cui la società demercifichi molti aspetti del suo funzionamento è faccia prevalere l’amore per la comunita’ e il vero benessere collettivo ch’è fatto dei valori dell’economia relazionale e dalla cooperazione. Un cambiamento di valori quale ulteriore argine al malaffare e alla criminalità.