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Europa: la Germania continua a bloccare lo sviluppo economico dei Paesi europei

 Europa – Dopo diversi mesi di dibattito, scontri, incertezze, la BCE ha finalmente varato il tanto atteso programma di quantitative easing (qe). Si tratta, come è noto, d’immettere nel sistema più moneta in circolazione e questo attraverso l’acquisto sul mercato di titoli pubblici e/o privati. Per la BCE si tratta, come ha scritto qualcuno, di una mossa storica, viste le premesse molto conservatrici da cui essa era partita 16 anni fa. In teoria una operazione di QE nel contesto europeo attuale potrebbe servire a raggiungere almeno cinque o sei obiettivi diversi, sia pure tra di loro interconnessi. L’operazione dovrebbe mirare intanto a dare respiro all’economia e ad evitare una depressione. Inondando il mercato di denaro, essa”dovrebbe” permettere, tra l’altro, alle banche di liberarsi di una parte dei titoli pubblici in loro possesso e di finanziare l’economia. Contemporaneamente, essa dovrebbe allontanare le minacce speculative sui titoli pubblici dei paesi del Sud Europa, che sarebbero anche avvantaggiati dalla riduzione possibile di qualche decimo di punto di tassi di interesse. Si darebbe così un colpo alle tendenze deflazioniste e si indebolirebbe ancora il cambio dell’euro con il dollaro, favorendo le esportazioni; si dovrebbe anche rafforzare il potere delle istituzioni dell’UE, mostrando che l’unione serve a qualcosa.

Caro professor Draghi quanto ha deciso sotto la sua guida il consiglio della BCE potrà avere anche effetti positivi sull’evoluzione della crisi di sviluppo dei Paesi Europei, ma di certo non è un vero passo avanti sulla via di un vero Stato unico Europeo. Anzi, la decisione che ad acquistare titoli di Stato e di altra natura siano le Banche centrali dei singoli paesi, sulle quali graverà il rischio dell’80% di eventuali perdite, è un forte passo indietro sia sul piano operativo che politico. Ma vediamo nel dettaglio cosa significhi aver addossato gli oneri di questi acquisti sugli stati. Rispetto all’importo di 60 miliardi di euro al mese per 19 mesi, cioè dal prossimo marzo al settembre 2016, gli acquisti che ricadranno sul bilancio della BCE rappresentano solo il 20% del totale. Se parliamo di 1.200 miliardi di euro ciò significa che 240 saranno garantiti dalla Banca Centrale mentre la parte restante degli acquisti sarà garantita dai singoli stati che li acquisteranno, attraverso le proprie Banche Nazionali in proporzione alla percentuale di quote di capitale sottoscritto e versate dalle stesse, nel capitale BCE come da tabella allegata.

I SOCI DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA (BCE)

Banca Nazionale del Belgio (2,83%) Banca centrale del Lussemburgo (0,17%) 
Banca Nazionale della Danimarca (1,72%) Banca d’Olanda (4,43%)
Banca Nazionale della Germania (23,40%) Banca nazionale d’Austria (2,30%)
Banca della Grecia (2,16%) Banca del Portogallo (2,01%)
Banca della Spagna (8,78%) Banca di Finlandia (1,43%)
Banca della Francia (16,52%) Banca Centrale di Svezia (2,66%)
Banca Centrale d’Irlanda (1,03%) Banca d’Inghilterra (15,98%)  (Non ha l’euro)  
Banca d’Italia (14,57%)

Sostanzialmente questo significherà che nel caso di un default degli Stati (rischi che bisogna ammettere oggi sono molto bassi, ma non del tutto scongiurati), l’onere di ripianare le perdite spetterà alle singole banche centrali le quali essendo prive della possibilità di stampare moneta, dovranno attingere direttamente alle proprie riserve. Siccome la maggior parte delle B.C.N. sono di proprietà di banche commerciali nazionali, saranno quest’ultime che dovranno mettere mano al portafoglio andando ad intaccare i requisiti patrimoniali introdotti il 12 settembre 2010 dal Gruppo dei governatori e supervisori dell’organo direttivo del Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria. Una palese contraddizione: da un lato si chiedono i rafforzamenti dei requisiti patrimoniali, dall’altra si mettono a rischio. Altro aspetto fondamentale di questa operazione nasce dai dubbi sulla sua efficacia. Non sappiamo quale sarà la percentuale di acquisti tra titoli pubblici e privati. Supponendo che i primi occupino il 60% del totale, ci troveremmo di fronte a circa 650 miliardi di euro, che, di fronte ad una circolazione totale in Europa in questo momento di più di 9.000 miliardi di titoli pubblici, non appare una cifra strepitosa. Cosa faranno poi le banche, allargheranno veramente i cordoni della borsa? Ma la cosa comunque potrebbe in ogni caso rilevarsi inadeguata in assenza di domanda di credito da parte del settore privato. Ci troviamo infatti, nella classica situazione di trappola della liquidità (Liquidity trap) il cui segno distintivo è che la caduta dei tassi di interesse a breve vicino allo zero e il verificarsi di variazioni della base monetaria non si riflettono in corrispondenti variazioni nell’indice generale dei prezzi. In questa situazione, con i tassi d’interesse nominali ormai zero o vicini allo zero, le banche centrali non possono farli scendere ulteriormente, e gli strumenti a disposizione della politica monetaria si esauriscono. Il vero motore dei consumi, infatti, come aveva intuito Keynes, risiede nella fiducia prima ancora che nei tassi. Se la fiducia viene meno, nemmeno tassi di interesse nulli o un aumento della base monetaria possono far ripartire i consumi. Tu puoi dare acqua al cavallo ma se non si abbevera non ci puoi fare niente.

A parte l’assurdo spezzettamento del rischio tra i vari paesi figlio del compromesso e dell’egoismo tedesco, la BCE risulta inadempiente alla luce di quanto prevede il suo mandato che pone due obiettivi fondamentali: 1°) la stabilità dei prezzi, “sotto, ma vicino, al 2%“. Oggi in molti Paesi dell’Euro l’inflazione è sotto zero innescando il fenomeno della deflazione che rappresenta un male ancora più grave dell’inflazione. La Bce non sta facendo quello che dovrebbe per riportare i prezzi all’obiettivo quantitativo da essa stessa deliberato. In regime di deflazione consumatori e aziende, sono incentivati a posporre gli acquisti di beni e servizi non indispensabili, con l’aspettativa di ulteriori cali dei prezzi, con l’effetto di innescare una spirale negativa.
2°) Stabilito nello stesso articolo 2 dello statuto: “Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi”, la Bce “sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del Trattato sull’Unione europea”. Tra questi, “il raggiungimento e il mantenimento di un elevato livello di occupazione e di protezione sociale”; “una crescita sostenibile”; “la coesione economica e sociale”; “la solidarietà tra Stati membri”.

E’ evidente che nessuno di questi due obiettivi è stato perseguito dalla banca Centrale che si trova fuori dal suo mandato. Se si doveva contrastare la discesa dell’inflazione e la conseguente deflazione perché si è aspettato tanto? Non credo che agli euro burocrati manchino gli strumenti per monitorare la situazione socio economica e i suoi indicatori. In realtà si è trattato del solito braccio di ferro tra i paesi del nord Europa e quelli del sud, quest’ultimi considerati spendaccioni e propensi a generare fenomeni inflattivi tanto temuti dalla Germania memore dell’esperienza vissuta durante la Repubblica di Weimar. Alla fine è passato un compromesso al ribasso che lancia si un messaggio positivo ai mercati che hanno brindato tramite una crescita della speculazione sui titoli, ma che alla luce della situazione odierna si rivelerà per la gran parte inefficace non essendo mutate le coordinate neoliberiste che guidano questa sgangherata sotto specie di Unione Europea. Dopo aver salvato con un quantità incredibile di soldi pubblici le holding bancarie da un fallimento certo, dovuto agli incredibili azzardi morali degli anni 2002-2008 con l’emissione di trilioni di titoli strutturati garantiti da ipoteche fasulle e derivati rischiosissimi che ne hanno bruciato gli attivi, adesso si prova a immettere denaro sui mercati senza un progetto logico, lasciando gli stati soli a finanziare il proprio debito sui mercati e mantenere inalterati gli assurdi parametri restrittivi dei vincoli di bilancio. E’ importante sapere che per statuto, la BCE non può prestare soldi ai governi, ma può prestarli (regalarli è il termine giusto) alle banche private che per questo, sono poste sopra le organizzazioni statali.

L’unica che s’è avvantaggiata di questa situazione e continuerà a farlo, è la Germania. Ormai ricchissima, con le imprese che vanno a mille, la disoccupazione al 5%, con uno straordinario surplus commerciale e infrastrutture d’avanguardia. Per i paesi come l’Italia, invece disoccupazione al 13%, il 30% del proprio apparato industriale perduto; una pubblica amministrazione e una politica corrotta e da terzo mondo; imprese senza capitali e infrastrutture carenti non all’altezza dell’epoca attuale, una scuola ed una università allo sbando, spesa per la ricerca e innovazione tra i più bassi d’Europa e una continua fuga di cervelli. Purtroppo e con grande rammarico, la gabbia europea in cui ci siamo infilati continuerà a farci declinare verso il basso se non si cambieranno le logiche che ispirano questi super pagati euro burocrati, i loro assurdi statuti e il dominio che la finanza e i suoi mercati speculativi, ormai privi della benché minima utilità sociale, esercitano sulle politiche economiche di questa mezza unione in cui ci troviamo.