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G7, Ucraina e Libia le priorità: la soluzione è la diplomazia

Lubecca – Si discute soprattutto delle due grandi crisi politiche del momento al G7 nella cittadina tedesca scelta per questo summit, ma è la diplomazia a farla da padrona. Ciò in virtù soprattutto del fatto che si parla delle due regioni del pianeta in cui azioni belliche di ogni genere trovano terreno più fertile e, se non sedate, rischiano di sovvertire l’ancora esistente ma del tutto precario equilibrio tra gli Stati mondiali. Nessuna corsa agli armamenti, dunque, se si troverà un modo di risolvere le due crisi che non implichi ulteriori sofferenze per gli abitanti locali e per chiunque altro sia coinvolto adesso o possa esserlo in futuro. Ciò vale sia per la questione libica, che minaccia il vecchio continente con la potenza jihadista in rapida espansione, sia quella ucraina, dove una guerra civile il cui ruolo di Mosca non sembra ancora del tutto chiaro potrebbe sovvertire la gerarchia di poteri tra i fronti occidentale ed orientale e causare una nuova grande guerra. Per quanto riguarda quest’ultima questione i ministri degli Esteri di Italia, Germania, Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Giappone e Canada si sono pronunciati a favore di azioni quali: “implementare l’intesa di Minsk”, “ritirare le armi pesanti”, “rispettare l’integrità e la sovranità dell’Ucraina”. Invece, in Libia sembra si tratti di una vera e propria “sfida alla pace internazionale e alla sicurezza”, dunque bisognosa di una risoluzione molto più celere e decisiva nei confronti della minaccia terroristica. In quest’opera di riappacificazione di diversi fronti interverranno intermediari e diplomatici dell’Onu, almeno per quanto riguarda la crisi dell’Ucraina. Invece, in Libia si richiedono misure quali un “rapido accordo su un governo inclusivo” del Paese, anche per evitare l’infiltrazione terroristica all’interno dell’Europa,  sottolineato dal titolare della Farnesina Paolo Gentiloni.