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Il Fondo Atlante sotto le attese: finora ha raccolto 4,2 miliardi

Atlante, il fondo per la stabilizzazione del settore bancario italiano, finora ha raccolto circa 4,2 miliardi di euro da 67 investitori. Nel corso della conferenza stampa svoltasi ieri sera a Milano sono state presentate delle slide con informazioni relative al processo di raccolta fondi e alle peculiarità del veicolo. L’importo raccolto dal fondo ricade nella parte bassa della forchetta inizialmente prevista. Atlante ha infatti raccolto quasi 2 miliardi in meno di quanto stimato dal governo. Tra gli investitori figurano banche, fondazioni bancarie, società assicurative e Cassa Depositi e Prestiti (partecipata dal Tesoro per oltre l’80%).

Il veicolo affidato alla gestione della Quaestio sgr di Alessandro Penati avrà un orizzonte di investimento di 18 mesi (fino a novembre 2017), prorogabile di ulteriori 6 mesi per garantire la conclusione delle operazioni già avviate. La durata del fondo è invece di 5 anni, che potranno eventualmente essere estesi ad 8. L’obiettivo di rendimento è pari a circa il 6% annuo. Per rispondere ad esigenze di liquidità il fondo potrà ricorrere ad una leva massima del 110%.

Il primo banco di prova del fondo è la ricapitalizzazione della Banca Popolare di Vicenza, nei confronti della quale Atlante è subentrato ad UniCredit nel ruolo di garante. Proprio in merito all’aumento di capitale della Popolare di Vicenza, Penati ha sottolineato che “c’era un ragionevole rischio bail-in e ora non c’è più”. In sostanza, secondo il presidente di Quaestio sgr, l’intervento del fondo ha scongiurato l’avvio della procedura di salvataggio dell’istituto di credito dall’interno, cioè a carico di azionisti, obbligazionisti e depositanti oltre i 100mila euro. Scopo del fondo Atlante è quello di valorizzare le partecipazioni nelle banche in difficoltà per poi venderle nel breve-medio termine.

Gli investimenti di Atlante riguarderanno per il 70% aumenti di capitale di banche con indicatori patrimoniali inferiori ai minimi stabiliti dallo Srep (il Supervisory review and evaluation process svolto dalla Banca Centrale Europea sui singoli istituti di credito). In relazione a questi ultimi il fondo potrà sottoscrivere una quota non superiore al 75%, a meno che ai fini del successo dell’operazione non si renda necessaria la sottoscrizione di una quota più elevata. Solo il restante 30% degli investimenti di Atlante avrà ad oggetto i crediti deteriorati (npl), almeno fino al 30 giugno 2017. Infatti successivamente a tale data l’intera quota del fondo ancora disponibile potrà essere investita in npl.

Le decisioni di Quaestio sgr saranno inoltre soggette al monitoraggio della Bce. L’autorità di vigilanza europea ha chiesto di avere accesso ai verbali dell’assemblea degli investitori del fondo così da assicurarsi che non si verifichino conflitti di interesse. La scelta dell’istituto di Francoforte è dettata dall’esigenza di garantire che l’operato del fondo sia improntato a principi di obiettività e imparzialità: molti degli istituti che hanno investito in Atlante sono anche impegnati nella cessione di crediti deteriorati.

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