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David Bowie e Sukita: un’amicizia raccontata a La Spezia

Come non rendere omaggio a una delle icone più amate? A quattro mesi dalla scomparsa di David Bowie, la Fondazione Carispezia ospita la mostra fotografica gratuita “David Bowie & Masayoshi Sukita: Heroes” fino al 19 giugno. Quaranta scatti che celebrano quarant’anni non solo di collaborazione professionale, ma soprattutto una grande amicizia.

Impossibile non notare l’esposizione: un gigantesco Bowie su fondo rosso con la sua indimenticabile tuta a righe bianche e nere, dello stilista giapponese Kansai Yamamoto, cattura immediatamente l’attenzione. Le varie sale ripercorrono le tappe e i viaggi del cantautore e celebrano l’uomo oltre all’artista.

“Stavo camminando per le strade di Londra, al termine della sessione fotografica con Marc Bolan mi trovai di fronte al poster che pubblicizzava ‘The man who sold the word’. Appena vidi quella figura che non riuscivo a decifrare ne rimasi folgorato. Dovevo assolutamente andare a vedere chi fosse” così iniziò il percorso di Sukita, che lo portò a diventare uno dei tre fotografi più importanti della rockstar inglese.

Dal 1972 il fotografo tentò di catturare lo spirito poliedrico e camaleontico, prima durante i tour e poi specialmente durante il set, che avrebbe dato vita alla celebre copertina di “Heroes” facendo entrare entrambi nella storia della cultura pop del XX secolo.

E così ci immergiamo nel mondo di uno degli inventori del glam rock “un modo di pensare l’identità attraverso uno stile eccentrico, artificiale e androgino”. Tessuti futuristici, zeppe, colori sgargianti, look studiati e un’unica parola d’ordine: stravaganza. Il trasformismo è stato uno dei punti forza della sua carriera tanto che si è creato numerosi alter ego come Ziggy Stardust e The White Duke.

Lo stilista Yamamoto è stato in grado di vestirli, coniugando cabaret e tradizione nipponica. Punto di riferimento nella moda, star sul palco, ma anche semplice persona che si perde tra i mercatini di Kyoto, fuma una sigaretta o si rilassa ascoltando una canzone con la barba incolta.

“Per giorni dopo la sua scomparsa mi sono chiesto cosa potevo fare, poi ho capito che il mio compito ora è diffondere nel mondo ancora l’immagine di questo straordinario artista, anche per chi non lo ha potuto vedere dal vivo”. Ecco perché bisognerebbe dedicare una decina di minuti alla scoperta di qualcuno che è davvero riuscito a contribuire alla cultura in cui stava vivendo e a rendere ogni istante della sua vita un gesto artistico.