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Il dopo Brexit: nella City a rischio 100mila posti di lavoro

Immediate ripercussioni della Brexit sul settore bancario britannico: secondo quanto riportato dalla Bbc Morgan Stanley sarebbe pronta a trasferire ben 2 mila dipendenti della sede londinese in un altro Paese europeo, con ogni probabilità l’Irlanda. Si tratta ancora di un’ipotesi, ma questi rumors sono indicativi di quanto gravi possano essere le conseguenze del voto del 23 giugno sull’economia britannica, che rischierebbe di perdere molti degli introiti derivanti dalle grandi banche d’affari che negli ultimi anni avevano eletto Londra come sede privilegiata per le loro attività.

L’americana Jp Morgan ha già previsto un piano di trasferimento di numerosi dipendenti fuori dal Regno Unito. La direzione della banca, che impiega 16mila persone in Gran Bretagna, ha dichiarato: “Potremmo aver bisogno di cambiamenti alla struttura della nostra entità legale europea e alla localizzazione di alcuni impieghi”. L’AD di Jp Morgan Jamie Dimon prima del voto sulla Brexit aveva affermato che in caso di vittoria del fronte Leave tra i 1.000 e i 4.000 lavoratori avrebbero potuto essere spostati in un’altra sede europea. Ipotesi analoghe sono al vaglio dei vertici di Hsbc.

Anche Deutsche Bank, che dà lavoro a 9mila persone in Gran Bretagna, ha manifestato l’intenzione di procedere ad un trasferimento di personale al di fuori del territorio britannico. All’indomani della Brexit l’amministratore delegato del gruppo bancario tedesco, John Cryan, ha dichiarato che le sue conseguenze “saranno negative sotto tutti i punti di vista”, e da qualche mese ha istituito un gruppo di lavoro per valutare il trasferimento in Germania di alcuni rami di attività. Il conto della Brexit potrebbe quindi essere molto salato per l’economia inglese, mettendo a rischio tra i 70mila e i 100mila posti di lavoro nei servizi finanziari entro il 2020.

Per quanto riguarda il settore dell’automotive, mentre Jaguar Land Rover e il gruppo Fiat hanno rassicurato circa la volontà di mantenere tutti i propri siti produttivi, Toyota e Nissan si sono dette pronte a rallentare i loro investimenti in Gran Bretagna fino a quando gli accordi su commercio e lavoro non saranno rinegoziati. Toyota ha dichiarato a Reuters: “Non abbiamo altra scelta se non quella di essere più cauti con le nostre decisioni di investimento, incluse quelle di produrre o meno nuovi modelli in Uk”.