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Tav, alta tensione tra Lega e M5S: il premier Conte prova a mediare

La questione Tav rischia di aprire una profonda e insanabile frattura all’interno della maggioranza formata da Lega e Movimento 5 Stelle. Infatti, se da un lato il Carroccio continua a sottolineare di essere favorevole alla realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione, dall’altro la chiusura dei pentastellati è netta, con Luigi Di Maio che ha affermato senza mezzi termini: “Finché ci sarà il M5S non c’è storia”.

Alle dichiarazioni del ministro del lavoro pronunciate dall’Abruzzo, sono seguite quelle ancora più dure di Alessandro Di Battista, secondo il quale se la Lega ha davvero intenzione di sostenere “quel buco inutile che costa 20 miliardi”, allora potrà tornare ad allearsi con Silvio Berlusconi “e non rompesse i cog***ni”, ha chiosato aspramente il grillino. Matteo Salvini, anche lui in tour elettorale nella regione abruzzese con tanto di maglietta del Giulianova, ha provato a non inasprire ulteriormente i toni, sottolineando ancora una volta di essere a favore della realizzazione della Tav, e dicendosi certo che con i colleghi del governo verrà trovata certamente un’intesa, magari sul taglio dei costi.

Tuttavia, come riporta “La Stampa”, pare che stavolta sia veramente calato il gelo tra Lega e Movimento 5 Stelle poiché, al momento, dopo lo strappo consumatosi in questi giorni, non ci sarebbe stato alcun contatto tra i leader dei due partiti per confrontarsi o per fissare un incontro chiarificatore. E proprio a questo punto potrebbe entrare in gioco il premier Giuseppe Conte, pronto a gestire la situazione nelle vesti di garante e avendo come punto di riferimento dei dati trasparenti.

I pentastellati, in realtà, sembrano piuttosto decisi a non fare alcun passo indietro sul progetto della Tav, perché gli ultimi sondaggi politici danno Di Maio e i suoi collaboratori leggermente in affanno rispetto a Salvini e al Carroccio e, di conseguenza, proprio questa intricata vicenda potrebbe dare ai grillini una chance concreta di risalire la china in vista delle elezioni europee di maggio e delle regionali che si terranno in Abruzzo, Basilicata e Sardegna. Da qui, dunque, l’intransigenza mostrata dal vicepremier mentre era in visita a Penne (Pescara), quando ha evidenziato che M5S non darà mai il via libera alla Torino-Lione, trattandosi di un cantiere sostenuto da: “Le peggiori lobby, che hanno sostenuto Renzi e Berlusconi”.

Restando sul fronte pentastellato, il ministro dei trasporti Danilo Toninelli, dopo aver ricordato che entro febbraio si andrà alla ricerca di “un punto di caduta”, ha aggiunto che presto arriveranno i risultati dell’analisi costi-benefici sull’infrastruttura, anche se da alcune fonti vicine al MIT e al M5S si apprende che sarebbero decisamente negativi.

La Lega, ad ogni modo, resta compatta verso il Sì alla Tav, con Matteo Salvini che, pur di arrivare ad un accordo, sarebbe disposto a rivedere i costi per la realizzazione dell’opera, pienamente convinto che alla fine si riuscirà a trovare un punto d’incontro che possa soddisfare tutti, anche se dall’elettorato settentrionale del Carroccio si continua a manifestare l’esigenza che la linea ferroviaria venga portata a termine senza rivedere al ribasso l’investimento economico-finanziario. Inoltre alcuni esponenti leghisti avrebbero paventato l’ipotesi di un referendum o del mancato raggiungimento in Parlamento del numero necessario per bloccare i lavori.

Tra le altre indiscrezioni che circolano tra gli ambienti di Lega e M5S, ce n’è una che parla di una sorta di “scambio di favori”, con il Carroccio che accetterebbe di rivedere le sue posizioni sulla Tav, e i grillini che invece voterebbero No al processo nei confronti di Salvini in merito al caso Diciotti. Quest’ipotesi, però, è stata prontamente smentita dai diretti interessati. Alla fine dei conti, in realtà, potrebbe risultare determinante il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, pronto a fare da mediatore in questa complessa vicenda che, se non risolta in tempi brevi, potrebbe anche mettere a rischio la sopravvivenza della maggioranza.

Il premier, infatti, ha diramato una nota ufficiale, nella quale ha sottolineato che la decisione finale sulla Tav non verrà presa tenendo conto di “sensibilità personali” o delle esigenze di una “singola forza politica”, ma che si fonderà su un’attenta valutazione delle varie “implicazioni tecniche, economiche, sociali” e senza sottovalutare gli esiti dell’analisi costi-benefici.

Patrizia Gallina