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Caso Uber: l’app sbarca a Milano tra mille polemiche

 

Servizio straordinario o favoreggiamento di attività illegale? Lo sbarco italiano di Uber, l’ innovativa applicazione per smartphone ideata da Garrett Camp e Travis Kalanick per garantire, all’ utente che decidesse di farne uso, un servizio veloce e radicale sul territorio di noleggio autovettura con tanto di conducente, non è certo passato inosservato, anzi. Al suo debutto milanese, l’ applicazione ha già fatto parlare di sé, creando una vera e propria frattura – sociale, economica e persino politica – tra coloro che abbracciano l’ odierna idea di progresso nel trasporto stradale, strizzando l’ occhio alle Nazioni che ricorrono frequentemente a Uber e coloro i quali, invece, intravedono in questo moderno servizio di NCC un vero e proprio “sgambetto” alla categoria, già fin troppo denigrata, dei tassisti.

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PROTESTE DI FUOCO. Nei giorni scorsi sono stati proprio loro, i tassisti di Milano, a scendere in piazza per protestare contro il probabile ausilio, nella metropoli lombarda, dell’ applicazione Uber e della neonata “sorella” UberPop. Nonostante molte persone trovino questa iniziativa comoda, veloce e – per certi versi – persino economica (il cliente, grazie all’ applicazione Uber, identifica l’ auto con conducente convenzionata più vicina alla sua posizione, saldando il conto tramite carta di credito), la categoria dei tassisti reputa l’ introduzione dell’ applicazione un vero e proprio campanello d’ allarme per la propria attività, che potrebbe comportare la perdita del posto di lavoro da parte di un’ ampia fetta di automobilisti.

I tassisti lamentano, in particolare, la concorrenza sleale da parte dei colleghi di Uber, i quali stazionerebbero, con le proprie limousine, proprio vicino ai taxi nei punti nevralgici di Milano, come aeroporti e stazioni. L’ introduzione dell’ app UberPop, che coinvolgerebbe normali cittadini che offrirebbero – senza alcun genere di contratto lavorativo – le proprie “prestazioni automobilistiche” previo compenso concordato con il cliente, ha complicato ulteriormente le cose. In questo caso, è stata la stessa classe politica operante nella Regione Lombardia a denunciare l’ illegalità dell’ offerta targata Uber.

Il Ministro dei Trasporti Maurizio Lupi, il Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni e il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia hanno infatti sottolineato come i privati che aderiscono al servizio UberPop – seppure selezionati scrupolosamente, a detta dei creatori dell’ applicazione – possano incorrere nel rischio di commettere un reato penale. “La normativa vigente non consente l’uso dell’ app Uberpop –  ha dichiarato il Presidente Maroni- così come è formulata Uberpop è un esercizio abusivo della professione“. Con questa secca dichiarazione Maroni ha raffreddato i più entusiastici toni del Premier Matteo Renzi, che si era invece soffermato sugli aspetti positivi introdotti dal servizio, in chiaro stile “rottamatore”.

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IL BRAND SBARAGLIA LA BORSA. I produttori di Uber e UberPop, nonostante il fastidioso polverone nato attorno alle proprie “creature”, sembrano tirare dritti per la propria strada, forti di un successo in borsa senza precedenti. E’ notizia di oggi, infatti, che l’ applicazione ha visto salire vertiginosamente le proprie quotazioni, compiendo un balzo in avanti, sino a toccare un picco ipotetico di 17 miliardi di dollari (contro i 12 miliardi della scorsa settimana). Uber piace e si vede: il numero di utenti che scarica dagli store preposti (gratuitamente) il servizio sul proprio smartphone e che lo utilizza (regalando all’ applicazione il 20% sul tragitto effettuato dai propri autisti) pare essere aumentato a dismisura. I clienti che ricorrono maggiormente al servizio Uber e al neonato UberPop sono soprattutto i giovani, vicini al mondo della tecnologia ed attenti, più che alla propria incolumità (le vetture messe a disposizione da UberPop sono quelle di privati cittadini, la cui serietà non può essere garantita al 100%), alle innovazioni proposte dalla rete.