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Invecchiamento cerebrale: scoperto collirio che rigenera neuroni

Le fasi dell’apoptosi: decadimento delle cellule neurali (da sx a dx)

Se sfruttata in tutte le sue potenzialità, l’ultima ricerca italiana in campo neuroscientifico potrebbe rivoluzionare il trattamento di moltissime patologie neurodegenerative, se non tutte. Lo studio condotto dalla dott. ssa Paola Tirassa dell’Istituto di Biologia Cellulare e Neurobiologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IBCN-CNR), sito a Roma, ha dimostrato che è possibile stimolare la nascita di nuove cellule neurali attraverso l’uso di un particolare collirio, formulato a partire dai progressi già effettuati in questa direzione dalla scienziata Rita Levi Montalcini. Il noto premio Nobel aveva fatto la scoperta negli anni ’50: fu definito per la prima volta il “nerve growth factor“, che sta per “fattore di crescita neurale” ed è una proteina ritenuta responsabile dei processi riparativi e rigenerativi sui neuroni. Gli scienziati che hanno messo a punto la soluzione in gocce oculari sono, dunque, riusciti a dare concretezza alle speranze riposte a suo tempo nella scoperta della Montalcini.

La formulazione del collirio risulta cruciale come mezzo di somministrazione del nfc, in quanto oltre la barriera retinica è presente un accesso diretto ai nervi del chiasma ottico che trasferiscono le informazioni visive alla corteccia visiva primaria, attraversando l’intero cervello umano. Ciò permette alla proteina di agire subito sulle aree danneggiate, in particolare la sua utilità è stata sperimentata nella zona subventricolare laterale. Le cellule progenitrici si troverebbero in questa posizione e reagirebbero in modo immediato al fattore di crescita neurale, che le stimola l’attività ed aziona il loro meccanismo riparativo-rigenerativo. Il nuovo metodo terapeutico è stato pensato per patologie quali encefalopatia diabetica, l’infiammazione cronica o danni da agenti chimici, ma trova utilità pratica anche per fermare il decadimento cerebrale tipico di demenze e malattie come l’Alzheimer ed il morbo di Parkinson.