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Reem Hassan: il coraggio di una donna contro la follia dell’Isis

Reem Hassan – E’ stata una settimana difficile per il Globo terrestre, diviso tra la sete di vendetta per i propri caduti e la disperata ricerca di una pace, oramai sempre più lontana. La guerra, dai lontani confini di Siria, Iraq, Libia, è oramai giunta in casa nostra: giovani killer hanno varcato i nostri confini, in nome di una cieca “fede”, disposti a tutto pur di soddisfare la sete di sangue jihadista, persino a farsi esplodere, rinunciando alla cosa più importante, più preziosa, da rispettare e proteggere, come un tempio: la propria vita.
Ha fortemente sconvolto l’opinione pubblica la notizia della prima ragazza kamikaze a farsi esplodere in Europa, in Francia: una giovane donna, che ha preferito provocare morte e devastazione invece di dedicarsi ad una vita fatta di passioni, realizzazione professionale, sentimenti amorosi. La morte di questa – chiamiamola con il suo nome – fanatica terrorista ha suscitato più scalpore, tuttavia, dei tragici finali riservati alle soldatesse di tutto il Mondo che sacrificano il proprio futuro in nome di un bene superiore: la pace. Emblema di questa lotta contro la politica della morte perpetrata dall’Isis è la giovane Reem Hassan, il cui volto sorridente sta “rimbalzando”, in queste ore, su Facebook.

Reem Hassan era siriana. Aveva conseguito una laurea in Letteratura, era una pittrice promettente, una splendida giovane che ha sacrificato sogni, carriera e femminilità nel sacro nome della Patria. La sua morte, avvenuta lo scorso agosto, è pressoché passata inosservata: nessun post per tributarne in sacrificio, nessuna bandiera siriana come sfondo della propria immagine del profilo, nessun dibattito politico o avatar stilizzato. Eppure, Reem Hassan non è diversa da tutte le ragazze andate a scatenarsi a suon di musica al Bataclan, né da quelle sedute al tavolo di un ristorante prima di essere freddate, senza alcuna pietà. Né, incredibile ma vero, dalle ragazze che hanno scelto di imbracciare un fucile nel nome dell’Isis, piuttosto che abbracciare la vita.

Il volto di Reem Hassan solo in questi giorni ha iniziato a “campeggiare” su Facebook, Twitter e svariati social network. Solo ora la giovane siriana di belle speranze è diventata la “martire” della lotta all’Isis, quasi come se il suo volto sorridente potesse pareggiare i conti con il disastro francese, con la donna kamikaze che si è fatta esplodere. Senza pensarci due volte, senza aver la possibilità, anche volendo, di pensarci due volte, di tornare indietro. Ma tornare indietro non si può: lo sapeva bene anche Reem Hassan, il simbolo, ora più che mai, della lotta tutta al femminile per la conquista della pace e della libertà. Che, non a caso, sono due sostantivi femminili.