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Giornata mondiale AIDS. La parola d’ordine: prevenzione

Negli ultimi 10 anni l’attenzione generale del mondo verso la lotta con l’AIDS è diminuita notevolmente. In molti credono di conseguenza che la malattia faccia parte del passato, ma questo, purtroppo, non è assolutamente vero. Sebbene l’AIDS non è più una condanna a morte, il numero di nuovi casi è preoccupante, e la cosa peggiore è la disinformazione che negli ultimi anni è dilagata. Le campagne di prevenzione sono minime proprio perché c’è l’errata convinzione che la malattia sia “scomparsa”. Questa credenza ogni anno è la causa di circa 2 milioni di nuove infezioni.

Dal 1988, il 1° dicembre è un giorno riservato alla Giornata Mondiale per la Lotta contro l’AIDS. La parola d’ordine è prevenzione proprio per accrescere la sensibilizzazione verso il problema. Le fasce che risultano più a rischio sono i giovani, molti dei quali disinformati. Nel nostro paese, sono gli individui tra i 25 e i 29 anni a rischiare maggiormente di contrarre la malattia. Secondo un rapporto stilato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dal Centro Europeo per il Controllo delle Malattie (ECDC), nella maggior parte dei casi, circa l’84%, il contagio avviene tramite rapporti sessuali non protetti. Di questi, il 40% si riferisce a rapporti omosessuali, che. Le infezioni contratte durante questa tipologia di rapporti sono passate dal 30% nel 2005 al 42% nello scorso anno, mentre quelle causate da rapporti eterosessuali è invece del 32%. L’utilizzo di droghe iniettabili, un tempo causa principale di contagio e trasmissione, è legata al 4,1% dei nuovi casi.

Nel 2015, l’AIDS è una malattia con la quale si può convivere anche per 30 anni tramite l’uso di terapie combinate. Queste, vedono l’utilizzo di 3 o più farmaci antiretrovirali per cercare di limitare la replicazione del virus nel sangue, cercando di ritardare quindi il più possibile il diffondersi dell’indebolimento del sistema immunitario. Questo però è possibile solo se la malattia viene diagnosticata e curata tempestivamente. Attualmente, nonostante le innumerevole scoperte dall’identificazione del virus 30 anni fa, non si è ancora riusciti a trovare una cura. L’unica “arma” veramente efficace nella lotta all’AIDS è la prevenzione, punto principale all’ordine del giorno durante la conferenza. Tenere alto il livello di attenzione sul problema è ancora un punto chiave nella lotta alla prevenzione di una malattia non ancora debellata, la cui mancanza di informazioni rischia invece di compromettere i risultati ottenuti.

Il messaggio è rivolto all’intero pianeta. L’infezione infatti non è concentrata, come erroneamente molti credono, in una singola zona o presente solo in una determinata classe sociale: è un problema globale. L’OMS e l’ECDC hanno documentato 142 mila nuovi casi nello scorso anno, di questi circa 30 mila sono riferiti all’Unione Europea. Al primo posto, la Russia con il 60% di malati, mentre l’Italia è collocata in dodicesima posizione. I dati riferiscono, in netta maggioranza, che la via di trasmissione principale è quella legata a rapporti sessuali non protetti. Questi però sono una normale conseguenza della disinformazione sul problema. Non conoscendo i rischi e le possibili conseguenze, molti non si pongono domande sul proprio partner che, in alcuni casi, nemmeno sa di essere malato.