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I soldi fanno la felicità. Studio Usa lo dimostra

Ne parla in un modo quanto mai semplice, ma che nessuno aveva ancora preso in considerazione, una ricerca americana condotta da due economisti, che hanno affermato che in realtà i soldi fanno la felicità ed hanno spiegato anche il perché. Il punto di partenza è una semplice osservazione: “I ricchi sono più felici dei poveri. E la popolazione delle nazioni più ricche è più felice di quella delle nazioni più povere”. Perché, allora, parlare di “studio” e non di semplice ovvietà? Perché  Betsey Stevenson e Justin Wolfers, gli autori della suddetta ricerca, volevano dimostrare scientificamente che quest’affermazione può essere soltanto vera. Naturalmente, entrando in gioco una componente psicologica, all’equipe si è unito il professore associato di psicologia alla San Francisco State University, Ryan Howell, che si è focalizzato non tanto sul possesso dei soldi in sé, quanto dei beni materiali che ci si può comprare.

Sono proprio essi a migliorare, stando alle opinioni raccolte, la qualità della vita nella società odierna: tali risultati sembrano smentire le precedenti ricerche, che avevano dato per vincenti esperienze di vita formative come viaggi, vacanze. Questa impressione potrebbe dipendere semplicemente dal fatto che la società è continuamente in mutamento e che l’uomo medio, che prima preferiva ai beni materiali uno spettacolo teatrale o un concerto, adesso ricerca la propria felicità nel possesso di oggetti fisici, perché più “stabili” nella propria vita, duraturi rispetto alle singole esperienze.

I risultati dello studio smentiscono così non solo vecchi detti in proposito, ma anche e soprattutto gli scettici sostenitori del paradosso di Easterlin, il quale negli anni ’70 affermò che felicità e ricchezza non sono correlate. Questo perché i ricchi non possono godere fino in fondo dei propri beni perché vivono nella costante ansia causata dal fatto di possederli ed invecchiano tra l’invidia dei loro “concorrenti” e con l’incapacità di raggiungere una felicità vera. Questa sarebbe raggiungibile solo con una certa gradualità e con fatica da parte del ricco, cosa non vera per il povero. Questo principio risulta vero se si pensa che oggi avere molti possedimenti significa – anche solo in teoria per quanto riguarda molti – pagare molte più tasse e ritrovarsi, a seconda del proprio livello di ricchezza, in cerchie sociali sempre più ristrette. Invece, sempre secondo Easterlin, il povero gode con molta più rilassatezza dei propri beni, senza il peso di molte preoccupazioni e costruendo relazioni molto più facilmente e permanentemente.

Parlando di felicità e ricchezza bisogna comunque tenere presente che nel corso degli anni i parametri rispetto a queste due variabili cambiano insieme alle persone, che sono l’unità su cui le si misura, quindi il principio di Easterlin potrebbe esser risultato inoppugnabile rispetto alla società dei ’70, così come oggi Howell, Stevenson e Wolfers hanno avuto dati sufficienti per smentirlo.