Caccia: sport o carneficina? Perchè dire “No” a questa pratica

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La ragazza che vedete nella foto sopra si chiama Christine e viene dal Veneto. La giovane ciclista è distesa a terra, esanime. Incredibile, ma vero, Christine non è stata vittima di uno stupro, di uno scippo finito male o dell’ ennesimo, balordo pirata della strada. La ragazza condivide altresì la stessa sorte toccata a centinaia, migliaia di specie animali vittime dello “sport” più in voga del periodo: la caccia. La giovane Christine è stata infatti “impallinata”, nel vero senso della parola: la ragazza è stata ferita ad una gamba, ad un braccio e al fianco da un incauto cacciatore. La sua disavventura è toccata anche ad altre persone, alcune delle quali non sono state altrettanto fortunate: tre di loro sono andate incontro alla morte proprio a causa della barbara pratica della caccia d’ autunno.

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Si è ufficialmente aperta da poco la stagione della caccia, per la gioia di alcuni, la disapprovazione di altri e, soprattutto, la disperazione di migliaia di specie animali che vengono brutalmente assassinate per soddisfare l’ ego di una manciata di individui. Alcuni di loro apostrofano tale pratica come fosse un’ attività sportiva, alla pari di calcio, volley o nuoto sincronizzato. Peccato che, nella caccia, non si ricorra all’ uso di un innocuo pallone o di un cronometro. I mezzi a disposizione dei cacciatori sono ben altri: si parte dal normale fucile per arrivare a mettere in piedi un intero arsenale da fare invidia ai soldati d’ istanza nelle aree di guerra. Tagliole, cappi, veleno, cani da riporto (spesso le prime vittime degli incauti “sportivi” e dei loro non proprio salutari strumenti di caccia): sono numerose le frecce nell’ arco dei cacciatori, che puntano a catturare – possibilmente da morta – qualunque specie animale capiti loro sotto tiro, a prescindere dalla taglia o dalla presunta pericolosità.

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Quest’ anno è considerata “trendy” la caccia al cinghiale, senza però disdegnare scoiattoli, volatili e – perchè no? – pesci d’ ogni sorta. Se il cacciatore riesce a mettere mano su qualche specie protetta, come la balena, è ancora meglio. La caccia diventa quasi una moda; quel che è più grave è che spesso non viene praticata per questioni di sopravvivenza. Numerosi sono, infatti, i cacciatori che depredano mari e boschi più per “hobby” che per nutrirsi delle carni di animali di aria o di terra. E’ questo dettaglio a rendere ancora più incauti gli stessi amanti dello sport della caccia, che possono cadere nelle loro stesse trappole. A livello di crudeltà ben superiore sono, poi, i bracconieri: veri e propri “terroristi” della caccia, essi puntano le specie in via di estinzione, togliendo loro la vita con mezzi ai limiti del legale e infischiandosene dei cosiddetti “danni collaterali”, anche nel caso si trattasse di esseri umani.

L’ Italia – ironia della sorte – è fortemente contraria allo “sport” della caccia. Secondo i dati raccolti dalla LAV infatti, solo l’ 1% della popolazione dello Stivale praticherebbe l’ “arte venatoria”, contro un cospicuo 70% che vorrebbe mettere al bando caccia e pesca di bracconaggio. Numeri allarmanti, che però “cozzano” con il trend corrente, che vede una eccessiva libertà da parte dei cacciatori di sparare a cose, animali e persone senza una severa regolamentazione di tale pratica. Quando finirà questa gratuita carneficina? La Nazione, impaziente, aspetta un rigido verdetto dai Palazzi del Potere. Animali e persone, intanto, continuano ad essere “impallinate”.