Not in my name: essere uniti per sconfiggere la paura

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Not in my name: non nel mio nome, non nel nome dei musulmani, non nel nome dell’Islam. E’ questo l’hashtag lanciato dalla campagna dell’associazione britannica Active Change. Il riferimento è al drammatico attentato alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo che ha sconvolto la Francia e tutto il mondo. “L’Islam ci insegna il rispetto, la misericordia, la pace e la gentilezza. E’ una fede in cui crediamo molto e per questo vogliamo difenderla dagli estremismi e dai fanatici, la cui esistenza è una minaccia per la nostra stessa religione”: questa una delle tante voci che si è alzata dal mondo musulmano. La presa di posizione del mondo islamico è netta: una condanna totale dell’Isis e del Califfato, che mira a “corrompere la religione musulmana”. Così i musulmani di tutta Europa hanno deciso di alzare la testa e di far sentire la propria voce: domenica a Milano si terranno una serie di fiaccolate e confronti pubblici, ma sono previsti eventi in tutto il Vecchio Continente. In moltissimi hanno risposto alla campagna di Active Change che ha raccolto e pubblicato i messaggi di tutti quei musulmani che non ci stanno e non vogliono essere associati alle barbarie dell’Isis.
Su tutte fanno riflettere le parole di Igiaba Scego, nata a Roma da genitori somali fuggiti in Italia dalla guerra. Igiaba scrive su Internazionale ed è proprio sulle pagine di questo giornale che trova lo spazio per sfogarsi: “Sono stufa di essere associata a gente che uccide, massacra, stupra, decapita e piscia sui valori democratici in cui credo e lo fa per di più usando il nome della mia religione. Basta!”. Prosegue: “A ogni attentato vorrei urlare e far capire alla gente che l’islam non è roba di quei tizi con le barbe lunghe e con quei vestiti ridicoli. L’islam non è roba loro, l’islam è nostro, di noi che crediamo nella pace”. Queste parole non hanno bisogno di alcun commento, di alcuna spiegazione: chiare, dirette, schifate.

La campagna #NotInMyName

 

Ma la realtà è che non tutti, purtroppo, la pensano così e c’è gente pronta a strumentalizzare l’attentato a Charlie Hebdo in chiave antisemita e anti immigrazione. C’è chi lo ha già fatto (Salvini non si è certo fatto scappare l’occasione, scagliandosi in televisione e sui social network contro la religione musulmana), c’è chi lo farà, chi lo pensa in silenzio ma è pronto ad esplodere. “Ho già il voltastomaco per i vari xenofobi che aspettano al varco. So già che ci sarà qualcuno che userà questo attentato contro migranti e figli di migranti per qualche voto in più. C’è sempre qualche avvoltoio che si bea delle tragedie”, scrive la stessa Igiaba. Esiste solo un ingrediente per sconfiggere l’Isis e superare la paura: si chiama unità. Far prevalere sentimenti razzisti e antimusulmani, scontrarsi gli uni con gli altri, distruggere quella coesione sociale che lentamente l’Europa ha costruito significa cadere nella trappola del fondamentalismo. Abboccare all’amo dell’Isis. A questa riflessione fanno riferimento anche le parole del Presidente della Repubblica francese, Francois Hollande: “L’unità è la nostra migliore arma e dobbiamo lottare con determinazione contro quello che ci può dividere”. Per questo mi sento in dovere di condividere il messaggio disperato lanciato da Igiaba Scego: “L’Europa potrà fermare la barbarie solo se i suoi cittadini saranno uniti in quest’ora difficile”. #NotInMyName