Italia choc: pazienti costretti a curarsi in ospedali lontani da casa

 

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Sono quasi 800mila gli italiani che si spostano dal loro luogo di residenza per curarsi presso ospedali siti in altre regioni. Nel solo Sud Italia si contano 52mila calabresi, 58mila campani e 33mila siciliani. I malati residenti al Sud sono quindi i più propensi (e talvolta costretti) ad intraprendere i cosiddetti “viaggi della speranza”. Curarsi presso gli ospedali delle proprie regioni per i malati del Sud risulta essere un tour de force. Questa situazione drammatica e di disagio che  riguarda anche molti malati oncologici, nonché le loro famiglie, è emersa ieri a Roma nel corso della nona Giornata Nazionale del Malato Oncologico.

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La Giornata Nazionale del Malato Oncologico è un evento istituito nel 2006, proposto dalla Favo ed approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Durante l’apertura dei lavori della GNMO sono stati resi noti i dati sugli spostamenti dei malati oncologici verso ospedali e strutture site in altre regioni. Dal report presentato ieri a Roma dalla Favo, è emerso come siano prevalentemente i malati residenti al Sud Italia quelli costretti a spostarsi verso gli ospedali del Centro, ma soprattutto del Nord.

La drammatica classifica dei “viaggiatori della speranza” vede in pole position la Campania (58mila spostamenti), seguita dalla Calabria (52mila) e dalla Sicilia (33 mila spostamenti). Non se la passano meglio i malati oncologici residenti in Abruzzo ed in Sardegna: rispettivamente 12mila e 10mila malati sono stati costretti a curarsi presso ospedali lontani da casa. Il documento della Favo mette in evidenza anche l’indotto economico delle migrazioni dei malati presso ospedali lontani: 2 miliardi di euro. Questo rapporto annuale sulla condizione dei malati parla chiaro: i pazienti oncologici (ma non solo), per accertarsi di ricevere le cure migliori, sono costretti a curarsi presso ospedali attrezzati ma lontani da casa propria.

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Ma è possibile che gli ospedali del Sud e delle Isole siano così inefficienti? Possibile che non vi siano centri d’ eccellenza? Spostarsi verso ospedali lontani comporta un dispendio non solo economico ma anche di energie, un accumulo di stress non solo per i malati, ma anche per i familiari spesso costretti a doversi dividere per un periodo di tempo. Madri o padri che seguono figli malati o viceversa, mariti che seguono mogli costretti quindi a lasciare i propri figli presso altri familiari, oppure malati costretti a migrare presso ospedali lontani da soli. Il Presidente della Favo Francesco De Lorenzo ha fatto presente come non sia la carenza di ospedali o strutture, bensì le liste d’attesa esageratamente lunghe, nonché l’assenza di alcuni dispositivi essenziali alla diagnostica a determinare la “scelta” di intraprendere un “viaggio della speranza”. Emilia Grazia De Biasi, Presidente della Commissione Sanità del Senato, ha invece fatto il punto sulle disparità da correggere soprattutto in vista dell’avvio dell’assistenza transfrontaliera.

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Un articolo di Roberto Turno (reperibile sul sito www.sanita.ilsole24ore.com) spiega in maniera esaustiva la natura e le motivazioni dei “viaggi della speranza”. Dalla lettura dell’articolo si evince come gli ospedali della Regione Lombardia siano quelli più “frequentati” dai malati oncologici e non: 143.000 malati contro i 111.000 dell’Emilia Romagna ed i 90.000 del Lazio. “Gli strumenti per migliorare la situazione esistono ma non sono applicati”, prosegue De Lorenzo nel corso della presentazione del report in occasione della Giornata Nazionale del Malato Oncologico. Se questi venissero applicati probabilmente agevolerebbero la vita dei malati, evitando loro questo tour de force presso ospedali lontani da casa, e magari concorrerebbero a risanare questa dolorosa frattura da sempre presente, che “spacca in due” la Nazione.