Minacce alla Dirigenza: lo Sporting Locri chiude per dignità

SOLIDARIETA’ BIPARTISAN. In attesa che la macchina della Giustizia si muovi per salvare lo Sporting Locri, unanime è la condanna a questo vero e proprio atto di mafiosa vigliaccheria. “Quanto è accaduto allo Sporting Locri è inaccettabile – hanno spiegato adirate  la deputata del Pd Enza Bruno Bossio e l’Assessore della Regione Calabria Federica Roccisano in una nota congiunta – Ad essere minacciate sono giovani donne impegnate nello sport più bello del mondo in una terra difficile. A queste ragazze vogliamo intanto far giungere la nostra vicinanza e solidarietà sia come donne sia come rappresentanti delle istituzioni. Perché la Calabria si liberi finalmente da tutti i condizionamenti criminali, sociali e culturali che costituiscono da sempre il freno più grande al suo sviluppo”. La deputata calabrese di Forza Italia Jole Santelli ha parlato invece di “Un gesto che mortifica l’intera Calabria e chi attraverso lo sport si impegna da tempo per il riscatto di un territorio troppo spesso criminalizzato a causa di comportamenti che non rappresentano assolutamente la comunità locrese e su cui è importante fare chiarezza. Alle giocatrici, ai dirigenti e a tutti i sostenitori va la nostra vicinanza e l’invito ad andare avanti perché i sogni di ognuno di noi valgono molto più di vili intimidazioni”.

CALABRIA SENZA VOCE. Particolarmente toccante è stato il commento espresso da Adriana Musella, Presidente del Coordinamento Nazionale Antimafia “Riferimenti”, riguardo alle gravi minacce ricevute dallo Sporting Locri. “Forse la Calabria farebbe bene a dichiararsi regione autonoma considerando che è Stato nello Stato, avulsa da qualsiasi regola, una terra dove ciascuno fa quello che vuole e nessuno fiata. Una terra senza voce e senza diritti, ieri come oggi – premette, sarcastica, la Musella – Ritengo che il popolo servo abbia una grande responsabilità in tutto questo. Ci si vende per bisogno, paura, indifferenza o ignoranza diventando strumenti della mala politica e della criminalità, col risultato di rinunciare allo status di cittadini portatori di diritti e doveri. La Calabria è fuori da qualsiasi schema che piaccia o meno. Ci auguriamo – conclude Musella – Che la magistratura voglia far luce su quest’ulteriore inquietante episodio che fotografa uno spaccato di società prona alle regole del male e non a quelle del vivere civile”.